La valutazione della gravità della demenza: Clinical Dementia Rating Scale (CDR)

In un referto di valutazione neuropsicologica occorre definire non solo la presenza e le difficoltà neuropsicologiche riscontrate ma anche il grado di severità del decadimento dementigeno. (vedi anche Anziani come bambini con la Scala di Sviluppo Inverso di Barry Reisberg)

In questo articolo vi presento la CDR o Clinical Dementia Rating Scale. Spesso capita di vedere questa sigla seguita da un numero da 0 a 5. Il numero indica il livello di gravità della sindrome dementigena, consentendo l’attuazione del trattamento farmacologico e dell’intervento psico-sociale. Oltre al fatto che tale giudizio quantitativo facilita la comunicazione tra professionisti socio-sanitari anche per finalità medico-legali (es. richiesta di indennità di accompagnamento).

La  CDR è una scala ideata da Hughees e coll. nel 1982. La prima versione della CDR prevedeva una classificazione in base ad una scala a 5 punti e qualche anno dopo Heyman e coll. (1987) hanno proposto una versione estesa della stessa scala con 7 livelli:

•    0    = normale (assenza di compromissione);
•    0,5 = compromissione dubbia;
•    1    = demenza lieve;
•    2    = demenza moderata;
•    3    = demenza severa;
•    4    = demenza molto grave;
•    5    = demenza terminale.

Il CDR risulta utile alla valutazione globale della gravità della demenza in soggetti anziani e viene usata per definire la gravità sia nel caso di una compromissione neurocognitiva accertata, sia nel caso di un sospetto diagnostico.

Tale stadiazione avviene attraverso un’intervista semi-strutturata divisa in due sezioni:

  1. una rivolta al familiare/caregiver di riferimento che raccolgono informazioni sulla storia clinica, culturale e sociale del soggetto esaminato con domande specifiche per descriverne, con domande al caregiver, le abilità cognitive e funzionali;
  2. una parte rivolta al soggetto con prove di memoria, orientamento, calcolo, capacità di giudizio e soluzione di problemi tratte da strumenti validati di misura delle funzioni cognitive.

Nel questionario che ha una durata di 40 minuti circa vengono indagati sei domini nell’ultimo mese (cognitivi, funzionali e socio-relazionali):

- memoria;
- orientamento;
- giudizio e soluzione di problemi;
- attività sociali;
- casa e tempo libero;
- cura personale.

Alcuni esempi di domande poste al familiare sono: “Ha dimenticato totalmente delle informazioni riguardanti il passato meno recente (es. data di nascita, data del matrimonio luogo di lavoro)?”; “Mi parli di alcuni avvenimenti recenti della sua vita (del paziente) di cui egli dovrebbe ricordarsi. Avvenimenti accaduti nell’ultima settimana e nell’ultimo mese…”.

Alcune domande poste al soggetto: “Adesso le dirò un nome e un indirizzo che dovrà ricordare per alcuni minuti. Ripeta questo nome e questo indirizzo dopo di me: - sezione Memoria; Qual è la differenza tra le seguenti cose tra una bugia e un errore? – sezione capacità di giudizio.

Il livello di compromissione va calcolato come declino cognitivo dall’usuale livello di funzionamento del soggetto determinato solo dall’aspetto cognitivo e non causato da altri fattori psico-fisici del soggetto stesso (es: depressione).

La CDR è focalizzata sugli aspetti cognitivi della disabilità e deve quindi considerare le capacità del soggetto solo in relazione alle sue abilità cognitive e di performance abituali, non paragonandole a parametri di normalità della popolazione generale.

Il calcolo del punteggio, e quindi della gravità, può essere effettuato nelle seguenti modalità:

1) “Stadiazione Globale” (o Global score). La Memoria è considerata categoria principale, le altre cinque sono ritenute secondarie secondo criteri ben definiti.

2) “Somma dei risultati” (o Sum of Boxes). Consiste nella somma dei punteggi ottenuti in ciascuno dei sei campi di osservazione (“Box scores”) in un range compreso tra 0 – nessuna compromissione e 30 – massima compromissione.

In allegato si troverà la tabella sintetica descrive le caratteristiche di ciascun livello di compromissione per le sei categorie.

Occorre ricordare che eseguire una corretta stadiazione della malattia dementigena è utile per definire i bisogni della famiglia, la sua ne­cessità di servizi di supporto; è infine utile anche per chi ha responsabilità istituzionali per la pianificazione e la programmazione dei servizi personalizzati.

 

Articoli di riferimento:

Berg L. (1984). Clinical Dementia Rating (correspondence). Br J Psichiatry 145: 339.

Berg L, Miller JP, Rubin EH, et al. (1988). Mild senile dementia of the Alzheimer’s type: 2. Longitudinal assessment. Ann Neurol 24: 477-484. 

Fillenbaum GC, Peterson B, Morris JC. (1996). Estimating the validity of the Clinical Dementia  Rating Scale: the CERAD experience. Aging Clin Exp Res8: 379-385.

Heyman A, Wilkinson W, Hurwitz B, et al. (1987). Early-onset Alzheimer’s disease: clinical predictors of instituzionalization and death. Neurology 37: 980-984.

Hugees CP, Berg L, Danziger WL et al. (1982). A new clinical scale for the staging of dementia. Br. J. Psychiatry (6), 140: 566-72.

Morris JC, Ernesto C, Schafer K, et al. (1997). Clinical dementia rating training and reliability in multicenter studies: the Alzheimer’s Disease Cooperative Study experience. Neurology 48: 1508-1510.