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I disturbi d'ansia nell'anziano

Se si pensa al generalizzato invecchiamento della popolazione e all'allungamento della vita media, la promozione della salute mentale nell'invecchiamento diventa e diven­terà una importante sfida clinica.

Solitamente i disturbi d'ansia manifestati dall'anziano ricevono molta meno attenzione rispetto ai sintomi depressivi (La depressione nell' anziano). In realtà, la comorbilità tra disturbo d'ansia e di depressione nell' anziano è elevata: il 47 ,5% delle persone con diagnosi di depressione soddisfa anche i criteri per un disturbo d'ansia, mentre il 26,1 % di quelle con disturbo d'ansia rientra anche nei requisiti per il disturbo depressivo maggiore. La presenza di sintomi di depressione e di ansia ha conseguenze negative sulla qualità di vita della persona anziana. Questi sono, infatti, associati a una ridotta capacità di svolgere le attività di vita quotidiana, una diminuzione del benessere, peggiori condizioni di salute e maggior rischio di cronicità, mortalità e suicidio. Occorre ricordare gli effetti negativi di ansia e depressione sul rendimento funzionamento cognitivo dell'anziano (Demenza, depressione e pseudodemenza). 

A livello clinico l'intensità delle preoccupazioni (worry), l'interefenza sulla vita quotidiana e il grado di controllo di tali preoccupazioni sono tra gli aspetti fondamentali da prendere in considerazione nei disturbi d'ansia. Allo stesso modo dei disturbi depressivi, l'ansia può manifestarsi come risposta secondaria o reattiva ad una condizione fisica di fragilità. A tal proposito diverse sono le malattie somatiche asso­ciate ai disturbi d' ansia, come le malattie dell'apparato cardiaco. In aggiunta, il disturbo d' ansia può esprimersi esclusivamente con sintomi fisici, come disturbi del sonno, segni riferiti all'ap­parato muscolare, e, vista l'elevata incidenza di patologie fisiche nella popolazione anziana, rende difficile capire la causa dei disturbi lamentati.

I disturbi d'ansia più frequenti nell'invecchiamento sembrano essere il disturbo d'ansia generalizzato, la fobia specifica, seguiti dalla fobia sociale. Tra i disturbi d'ansia meno frequenti vi sono, invece, i disturbi ossessivo-com­pulsivi, i disturbi di panico e il disturbo post-traumatico da stress, più comuni tra i giovani. 
Con l' avanzare dell'età alcune paure "fisiologiche" (per esempio paura di cadere, della malattia, della dipendenza altrui, della propria morte o della morte della persona amata) possono trasfor­marsi in vere e proprie fobie con la messa in atto di comporta­menti di evitamento dello stimolo o della situazione temute con intereferenze sempre più negative sul grado di autonomia quotidiana e sulla qualità di vita. Tra questi comportamenti si riscontra: la richiesta di aiuto per non essere di peso, iper-preoccupazione, Tra i disturbi d'ansia meno frequenti vi sono, invece, i disturbi ossessivo-com­pulsivi, i disturbi di panico e il disturbo post-traumatico da stress, più comuni tra i giovani. la preoccupazione per la salute dei familiari , il controllo continuato degli aspetti finanziari, evitare acquisti per timore di truffe, evitare di uscire la sera per timore di aggressioni, evitare attività fisiche per timore di cadute, riduzione della guida.

Qui di seguito i fattori di protezione e di rischio (psico-sociale e personale) da considerare per la presenza con l'avanzare dell'età di un disturbo d'ansia.

 Fattori di protezione (da incentivare)

  • Percezione di un buon supporto sociale
  • Possedere alti livelli di istruzione
  • Svolgimento di una regolare attività fisica

Fattori di rischio psico-sociale

  • Contesto socioeconomico
  • Isolamento sociale e solitudine

Fattori di rischio personale

  • Salute fisica pregressa (per esempio dipendenza da alcol, depressione)
  • Basso livello educativo
  • Genere (femmine più a rischio dei maschi)
  • Nevroticismo
  • Eventi di vita traumatici o stressanti (per esempio abusi nell'infanzia)

In conclusione i disturbi d'ansia colpiscono tra il 3 al 15% della popolazione anziana; i sintomi ansiosi sotto-soglia risultano essere più frequenti con una prevalenza che oscilla tra il 15 e il 52%. Le ragioni cliniche e sperimentali che rendono necessaria un'attenzione alla presenza di disturbi d'ansia nella terza età sono diverse.

1) La prima è l'associazione tra i disturbi d'ansia e la disabilità fisica, elevato rischio di outcome avverso dopo un'infarto miocardico, la difficoltà nel funzionamento socio-personale, una scarsa qualità di vita, la presenza di disordini del sonno e l' alto rischio di mortalità.

2) La seconda ragione vede l' ansia un fattore di rischio nello sviluppare disturbi neuro-cognitivi età-correlati, come la conversione in demenza delle forme mild cognitive impairment  (vedi Il MILD COGNITIVE IMPAIRMENT (MCI): cos'è?).

3) Il terzo motivo è l'interferenza significativa e peggiorativa dell'ansia sul rendimento cognitivo, in particolar modo sul funzionamento attentivo, sulle funzioni esecutive di controllo e sulla  memoria episodica.

 

Riferimenti bigliografici

Ilardi, C.R., Gamboz, N., Iavarone, A. et al. (2021). Psychometric properties of the STAI-Y scales and normative data in an Italian elderly population. Aging Clin Exp Res . https://doi.org/10.1007/s40520-021-01815-0. Link https://rdcu.be/clbLD

De Beni R., Borella E. (a cura di) (2015) Psicologia dell'invecchiamento e della longevità (seconda edizione). Il Mulino Manuali.