I test neuropsicologici sono gli strumenti in dotazione per effettuare una valutazione neuropsicologica con strumenti standardizzati e tarati su popolazione di riferimento normativo. Lo scopo più immediato di un test è quello di stabilire la posizione della prestazione del soggetto rispetto a un campione normativo di riferimento ma ugualmente importante sarebbe stabilire le modalità attraverso cui il soggetto ha raggiunto tale posizione.

Ogni test neuropsicologico, benché strutturato per valutare una specifica abilità cognitiva ne coinvolge altre secondarie, di cui bisogna tener conto nell'interpretazione dello stesso. Ad esempio, un test classico di comprensione del linguaggio come il Test dei Gettoni richiede anche l’uso della memoria di lavoro, il riconoscimento dei colori.
In base all’analisi della domanda, la scelta dei test utili all'esame clinico-psicometrico con un paziente con disturbi cognitivi può avvenire secondo tre approcci testistici che prevedono l'uso di protocollo costituito da una batteria:
- fissa;
- flessibile;
- screening con test specifici su misura.
1) L'uso di una batteria fissa prevede che ogni paziente sia valutato con lo stesso protocollo testistico, indipendentemente dalle ipotesi cliniche inziali o dalle informazioni pregresse a disposizione. Il vantaggio principale è che consente di effettuare un esame completo del funzionamento cognitivo del paziente. Lo svantaggio è il dispendio in termini di tempo (magari diverse ore o anche in giorni separati per evitare un eccessivo affaticamento), l'eventuale somministrazione di test irrilevanti.
2) L'uso di una batteria flessibile prevede che ogni paziente sia valutato con diversi test in base al quesito diagnostico o valutativo. Tale approccio è associato al metodo di valutazione detto "test delle ipotesi". Il neuropsicologo formula una serie di ipotesi sullo stato cognitivo del paziente e cerca di confutarle o verificarle tramite l'utilizzo di opportuni test. In questo metodo la valutazione consiste nel porre una serie di domande (ad esempio: "il paziente ha un deficit di memoria?") che possono inizialmente scaturire dal colloquio neuropsicologico e dall'osservazione clinica del paziente. Man mano che si procede nella valutazione, i risultati ai test potranno pertanto confermare le ipotesi, falsificarle oppure suggerirne di nuove. Il vantaggio dell'utilizzo di una batteria flessibile risiede nella sua versatilità e nella minore richiesta di tempo rispetto alla batteria fissa. Il principale svantaggio risiede invece nell'eccessiva soggettività a essa associata. Le ipotesi del neuropsicologo potrebbero guidare eccessivamente la ricerca, focalizzando l'indagine su determinati aspetti e trascurandone altri potenzialmente importanti.
3) Il terzo approccio, che prevede l'utilizzo di una batteria di screening seguita da test scelti ad hoc, è un approccio intermedio che consiste nella somministrazione iniziale di una batteria di screening breve e generale e poi continuare con la somministrazione di test ad hoc per valutare più approfonditamente quelle funzioni che durante lo screening sono risultate deficitarie. Questo approccio presenta i vantaggi e gli svantaggi degli approcci presentati a batteria fissa e a batteria flessibile. È quello probabilmente più adatto alla realtà italiana della neuropsicologia clinica, con particolare riferimento alla disponibilità di tempo che generalmente ha un neuropsicologo per valutare un paziente (vedi La valutazione neuropsicologica della demenza in Italia).
Al termine di una valutazione neuropsicologica con la correzione dei test e l’interpretazione dei punteggi, integrati con gli aspetti qualitativi, si arriva a stilare una sorta di bilancio per ogni area cognitiva indagata, utilizzando i dati di tutti i test nei quali quella particolare funzione è più o meno coinvolta. In questo modo si può confermare la compatibilità con le ipotesi diagnostiche, relative alla sede (corticale vs sottocorticale, danno anteriore o posteriore, frontale vs parietale vs temporale vs occipitale) e alla natura della neuropatologia (primaria vs secondaria, acuta vs subacuta...).
Sarebbe ottimale avere nel proprio cassetto degli attrezzi un repertorio di batterie di screening e di test specifici pronti all’uso! (vedi ancheLa cassetta degli attrezzi del neuropsicologo: i test)
Nel complesso, penso sia più utile e funzionale nella clinica adottare un approccio con batteria flessibile o batteria di screening seguita da test ad hoc che consente un minimo di strutturazione e al tempo stesso flessibilità psicometrica (un esempio di protocollo è presente in questo articolo :La batteria neuropsicologica di valutazione del MILD COGNITIVE IMPAIRMENT (MCI): quali test usare?).
Riferimenti bibliografici
Mondini S., Mapelli D. Arcara G. (2009). La valutazione neuropsicologica. Carocci Faber.
Mondini S., Mapelli D. Arcara G. (2016). Semeiotica e diagnosi neuropsicologica. Metodologia per la valutazione. Carocci Editore. Dimensioni della Psicologia.
