Quanti protocolli esistono del MMSE? Tu come lo fai?

Se ci riferiamo al MMSE emerge una significativa variabilità di somministrazione tra i vari testististi.

Esistono molte versioni, anche facilmente reperibili, che differiscono per piccoli dettagli:

  • Provincia o regione? (item Orientamento Spaziale);
  • “MONDO” o “CARNE” (ma c’è chi usa PALLA) (item Attenzione ossia dello spelling inverso della parola bisillabica);
  • La frase da ripetere (Tigre contro tigre oppure “sopra la panca la capra campa” oppure “non c’è sé né ma che tenga”);
  • Angolazione diversa dei pentagoni sovrapposti (item prassia costruttiva).

Gli studi delle principali standardizzazioni del MMSE che iniziano ad essere datate e necessitano di aggiornamento, parliamo di 1993 (Measso e coll. 1993 su un campione di 906 soggetti con età compresa tra 20 e 79 anni e scolarità da 0 a 13 anni)  e 1996 (Magni et al. 1996 su un campione di 1019 soggetti con età compresa tra 65 e 89 anni e scolarità da 0 a 17 anni), utilizzano il protocollo di Frisoni del 1993.

Il protocollo di Frisoni (1993), utilizzato nella standardizzazione della versione italiana del MMSE, comprende:

  • “Casa, pane, gatto” come le tre parole da ripetere nell’immediato (il punteggio è relativo alla prima ripetizione data dal paziente);
  • Ricordare al paziente, dopo la prova di ripetizione delle tre parole (“casa, pane, gatto”), di tenerle in mente poiché gli saranno richieste (richiamo intenzionale e non incidentale);
  • La frase da ripetere è “sopra la panca la capra campa”;
  • La parola dello spelling inverso è CARNE;
  • I pentagoni leggermente obliqui e non allineati tra loro.

Le possibili cause della significativa differenza nel modo di somministrazione e di attribuire il punteggio al MMSE possono essere:

  • la facilità di accesso al protocollo;
  • il frequente apprendimento empirico piuttosto che da manuale;
  • la confusione tra le varie versioni italiane, data anche dalla presenza, in internet, di diverse «guide» che forniscono indicazioni di cui di fatto non esiste un riscontro scientifico pubblicato;
  • il «buon senso» dell’esaminatore nei casi ambigui (analfabetismo, sordità, presenza dei familiari nella stanza della valutazione…)

Le conseguenze immaginabili della variabilità tra chi somministra il MMSE risultano essere:

  • la difficoltà nel confronto dei punteggi ottenuti al MMSE dello stesso paziente eseguiti in centri diversi e/o da esaminatori diversi;
  • l’ estrema diversità nella valutazione dell’andamento della malattia e dell’efficacia della terapia farmacologica;
  • l’inevitabile confusione per i pazienti stessi e i loro familiari;
  • la validità sperimentale degli studi clinici che raggruppano i pazienti in base al punteggio MMSE.

Per favorire un’uniformità di somministrazione del MMSE sarebbe auspicabile:

  • l’uso della stessa versione di MMSE nei Centri per Deficit Cognitivi e Demenza (ex Unità Valutazione Alzheimer o meglio noti come UVA);
  • la diffusione di linee guida condivise a livello nazionale;
  • valutare la necessità di aggiornare la taratura (1993; 1996) (in parte soddisfatta con il MMSE-2, anche se manca la taratura su popolazione italiana).