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La cassetta degli attrezzi del neuropsicologo: i test

L'esame neuropsicologico può essere definito come un insieme di procedure atte a descrivere e misurare il funzionamento del sistema cognitivo, i cui risultati possono informare circa l'integrità e l' organizzazione del corrispondente substrato cerebrale (Bianchi, 2008). Nel complesso l'esame neuropsicologico è un processo complesso con diverse finalità (diagnostiche, riabilitative, medico-legali), dove nella cassetta degli attrezzi occorre avere sensibilità clinica, conoscenza teorica e competenza psicometrica.

In tutto questo i test sono gli "attrezzi" necessari nel processo di valutazione psicometrica, ossia quella fase basata sulla somministrazione di protocolli testistici, sulla raccolta dei punteggi ottenuti e sull' interpreta­zione dei risultati per terminare con la scrittura di un referto.

Nella valutazione neuropsicologi­ca lo scopo principale è delineare il profilo cognitivo, l'utilizzo dei test ha principalmente il ruolo di fornire un supporto metodologi­camente rigoroso per stabilire l'eventuale presenza di difficoltà cognitive e di osservare comportamenti specifici, cruciali per la diagnosi di un disturbo neuropsicologico. Questo consente di  superare i limiti di una valutazione di tipo qualitativo fondata sulle osservazioni e sui giudizi soggettivi dell'esaminatore.

 

I test neuropsicologici misurano soprattutto specifi­che funzioni cognitive (costrutti astratti e non osservabili) in maniera indiretta tramite comportamenti osservabili dall'esaminatore. Il comportamento os­servato in un test riflette principalmente la funzione cognitiva misura­ta da quel test, ma sarà sempre influenzato anche da altri aspetti interferenti sulla prestazione testistica e psicometrica del paziente, come motivazione, ansia. Uno dei compiti del neuropsicologo-valutatore è considerarli ed escludere per quanto possibile un loro peso cruciale sulla prestazione, oltre a considerare quali altre funzioni cognitive po­tenzialmente deficitarie (es. attenzione, funzioni esecutive di controllo, comprensione verbale) possano influenzare la prestazione al test.

Le caratteristiche essenziali di un test neuropsicologico sono:

- prevedere una procedura strutturata e standard (uguale per tutti) caratterizzata da una precisa sequen­za e uso di materiali specifici;

- definire un contesto ben definito entro cui sia possibile osservare alcuni comportamenti specifici del paziente che forniscono informazioni dettagliate sul suo funziona­mento cognitivo;

- consentire di classificare la prestazione del paziente (norma/ai limiti della norma o borderline/patologico tramite un punteggio con l'aiuto di una scala numerica o di un sistema di categorie (es. uso del metodo dei Punteggi Equivalenti o altri metodi di correzione come cut-off o percentili);

Il comportamento osservabile durante la prestazione ad un test neuropsicologico è un indicatore di un costrut­to psicologico, cioè qualcosa di osservabile che ci permette di misu­rare qualcosa altrimenti non osservabile (es. test di corsi o memoria di cifre: memoria a breve termine spaziale). In neuropsicologia clinica i costrutti solitamente sono le funzioni cognitive.  È importante sottolineare che la relazione tra costrutto e indicatore non è mai perfetta e altri fattori diversi dal costrutto di interesse possono sempre influenzare la prestazione in un test. Si pensi, ad esempio, alla motivazione del paziente, alla stanchezza, al tono dell'umore ansioso o depresso, alla stanchezza del paziente come effetti collaterali che possono interferire con il rendimento cognitivo. Tali fattori occorre considerarli per evitare di arrivare a conclusioni diagnostiche non valide ed affidabili.

  


Quando si utilizza un test neuropsicologico è necessario conoscerne due qualità.

La prima qualità è la validità di un test, intenda come la qualità di uno strumento nel misurare effet­tivamente il costrutto che vuole misurare (validità di costrutto) con tre diversi aspetti della validità di costrutto: validità di contenuto (proprietà di un test di avere item sufficienti a valutare il costrutto che si intende misurare), validità convergente-divergente (ossia una proprietà del test di essere costituito da item che correlano tra di loro e anche la qualità di un test di correlare con altri test che misurano lo stesso co­strutto e al contempo di non correlare con test che misurano altri co­strutti) e validità di criterio (la proprietà di un test di fornire ri­sultati strettamente legati a un criterio esterno, inteso come un indicatore osservabile di tipo qualitativo, come la presenza o assenza di una condizione patologica, o quantitativo, come il punteggio in un altro test considerato un gold-standard rispetto a cui il test in questione viene validato).
La seconda qualità è l'affidabilità di un test. Essa indica la precisione con cui un test misura un certo costrutto; l' affidabilità è la qualità di un test nel fornire punteggi consistenti in diverse misurazioni, e può essere quindi intesa come la precisione di un test. In genere sono due i tipi principali di affidabilità utilizzati nei test neuropsicologici, che si riferiscono alla valutazione di due tipi di con­sistenza dei punteggi: l' affidabilità inter-rater (ossia tra diversi esaminatori che valutano la stessa prestazione dello stesso paziente) e l' affidabilità test-retest (la correlazione di due misure con lo stesso test effettuato dallo stesso esaminatore e sullo stesso indivi­duo, dopo un intervallo di tempo in cui si suppone non sia avvenuto alcun cambiamento). 

Un neuropsicologo dovrebbe conoscere chiaramente la validità e l'affidabilità dei test neuropsicologici che solitamente usa nei protocolli clinici. È importante sottolineare che affidabilità e validità sono dissociabili. Un test potrebbe essere molto preciso (quindi molto affidabile), ma poco valido per una certa interpretazione: ad esempio, un test di memoria a breve termine potrebbe essere molto affidabile, ma non valido per valutare la memoria nella vita quotidiana.
Anche se a livello teorico è possibile ipotizzare un test poco affida­bile e valido, test poco affidabili sono invece sempre scarsamente validi per qualsiasi inferenza: dal momento che sono estremamente imprecisi, tali test difficilmente potranno misurare qualcosa.

Per arrivare a formulare una corretta diagnosi neuropsicologica è fondamen­tale disporre di test che siano validi per una certa interpretazione e che presentino un'elevata affidabilità, cioè un'elevata precisione nell'ot­tenere i punteggi.

Occorre tenere nella propria cassetta degli attrezzi dei test a disposizione, quindi a seconda del settore lavorativo prevedere l'acquisto e/o l'eventuale reperimento di test principali. La scelta dei test è un aspetto fondamentale della valutazione psicometrica. Esisto­no tre principali approcci nella scelta dei test, ciascuno dei quali con vantaggi e svantaggi (vedi La scelta dei test neuropsicologici: i 3 approcci).

 Dove si trovano i test neuropsicologici?

- Da articoli di riferimento con studi normativi e protocolli clinici;

- Case editrici che pubblicano il materiale e i manuali di somministrazione (Giunti O.S, Hogrefe Editore, Erickson...).

Per concludere, "un test può essere considerato come un diapason che, battuto sulle diverse superfici, inizia a generare un suono differente. tale suono differisce in modo più o meno netto a seconda del tipo di superficie e, anche grazie all'aiuto congiunto di altri diapason di risonanza (altri test, le neuroimmagini, l'esame obiettivo, la storia clinica ecc.) può generare una costellazione di informazione che assumono un significato" (tratto da Ghidoni, Gasparini, Barletta Rodolfi, 2008).