Delirium o stato confusionale acuto

Il DELIRIUM, la cui etimologia latina denota un'uscire dal solco, è una causa generalizzata e reversibile di compromissione cognitiva, oltre ad essere un'e­mergenza medica che comporta un elevato rischio di morta­lità, se non tempestivamente trattata. E' noto anche come SINDROME CONFUSIONALE o STATO CONFUSIONALE ACUTO.

E' bene sottolineare che non ha nulla a che vedere con il delirio, ossia il sintomo psicotico che potrebbe presentare una persona affetta da schizofrenia o essere un sintomo secondario alla demenza (vedi La valutazione dei sintomi neuropsichiatrici e comportamentali della demenza: Neuropsychiatric Inventory (NPI).

In senso lato, il delirium è un rapido ed improvviso deterioramento del funzionamento mentale provocata da una causa di natura medica, come posspmp essere infezioni in atto, tossicità (es. farmacologica), squilibrio elettrolitico (es. insufficienza rebanale), malattie cardiovascolari o neurologiche (es.ictus) o metabolico-endocrine (es. ipo-iper tiroidismo, diabete, iper-ipoglicemia).

Il delirium può manifestarsi  con un'ampia e varia sintomatologia a seconda della persona, del contesto in cui si trova nel corso (es. in ospedale, in una residenza sanitaria o in casa). La stessa persona può apparire tranquilla e ragionevole al mattino e diventare confusa ed aggressiva più tardi nella stessa giornata.

Il delirium è un quadro comune, grave e complesso da definire. Poco riconosciuto o trattato, come rilevano gli studi avviene dal 33% al 66% dei casi. La mancata diagnosi si associa ad una peggiore prognosi fino ad arrivare ad essere letale, se non si è individuata la causa scatenante e quindi una terapia mirata, come per esempio una polmonite.

Può presentarsi a qualsiasi età, anche in età pediatrica magari in concomitanza a lunghe ospedalizzazioni. E' molto comune nelle persone con età avanzata e in particolare con decadimento cognitivo. Una persona anziana diventa estremamente vulnerabile e avrà bisogno di monitoraggio e di maggiore assistenza medica.

Il delirium si caratterizza per la presenza di uno stato di alterazione della coscienza ad insorgenza acuta* (ossia in ore o giorni e i sintomi tendono a fluttuare nell’arco della giornata) che determina un deterioramento cognitivo non giustificato da una preesistente demenza. Occorre sottolineare che le persone affette da demenza presentano una probabilità cinque volte maggiore rispetto al resto della popolazione di sviluppare demenza. I due quadri, seppur sovrapponibili, sono ben distinti nella modalità di esordio, decorso, durata, stato mentale ed emotivo-comportamentale della persona colpita.

 Secondo il DSM-5 (APA, 2013), i criteri diagnostici del delirium sono:

- Un'alterazione dell'attenzione (cioè ridotta capacità di dirigere, focalizzare, mantenere e spostare l'attenzione) e della consa­pevolezza (ridotta capacità di orientamento nell'ambiente).

- L'alterazione si sviluppa in un breve periodo di tempo (solita­mente da ore ad alcuni giorni), rappresenta un cambiamento rispetto al livello precedente dell'attenzione e della consapevo­lezza e tende a presentare fluttuazioni della gravità nel corso della giornata.

- Un'ulteriore alterazione cognitiva (per esempio, deficit di me­moria, linguaggio, capacità visuo-spaziale, percezione o diso­rientamento).

- Le alterazioni dei Criteri A e C non sono meglio spiegate da un altro disturbo neurocognitivo preesistente, stabilite o in evolu­zione e non si verificano nel contesto di un livello di attivazione gravemente ridotto, come il coma.

 In base alla durata dello stato confusionale il delirium si definisce:

- Acuto: se dura poche ore o giorni.
- Persistente: se dura settimane o mesi.

Le forme di delirium sono:

#Iperattivo: prevalenza dell’attività psicomotoria e di pensiero;

#Ipoattivo: prevalenza di rallentamento motorio, sopore, immobilità e apatia;

#Misto: alternanza di ipoattivo e iperattivo;

# Normale: prevalenza di sintomi cognitivi e di vigilanza senza modificazioni psicomotorie.

I fattori di rischio per lo sviluppo del delirium da considerare sono: fratture, tumori maligni in fase avanzata, alcol (abuso o sospensione brusca), deficit cognitivo preesistente,età avanzata, infezioni, patologie gravi, disidratazione, alterazioni elettrolitiche, uso di farmaci (es. antipsicotici triciclici).

I fattori precipitanti, ossia gli eventi prossimi all'esordio della sintomatologia del delirium, sono: intervento chirurgico (es. rottura di un femore), immobilità, contenzione fisica, cateterizzazione, stipsi, malnutrizione, disidratazione, reazioni a nuovi farmaci per lo più antipsicotici.

Le conseguenze a breve e a lungo termine del delirium possono essere: il peggioramento della prognosi con maggior rischio di mortalità, l' aumento della durata della degenza ospedaliera, del grado di disabilità e/o del rischio di istituzionalizzazione, 

Come indicazione generale, l' approccio necessario è identificare e trattare la causa o più cause scatenanti mediante una revisione del trattamento farmacologico o, se si sospetta, un'infezione intervenire con una terapia antibiotica mirata. E' ovvio che tale compito non è per psicologi ma serve saperlo per poter eventualmene indirizzare verso un iter terapeutico corretto.

L'intervento non farmacologico auspicabile passa per:

 

Per fare diagnosi di delirium occorre osservare il paziente nell'arco della giornata, avere informazioni da una o più fonti di tipo anamnestico (ad es. caregiver, documentazione sanitaria, etc), oltre a tenere conto della presenza di eventuali ostacoli per la comunicazione con la persona (ipoacusia, afasia, difficoltà linguistiche) nella somministrazione del test e nell'interpretazione dei risultati. (vedi Neuropsicologia dell' invecchiamento: la diagnostica delle 6)