In questo articolo, parlerò di un compito di denominazione visiva, nello specifico la Prova di Denominazione Visiva di Sartori (1988, 1992) all'interno della Batteria Semantica di Sartori.
Il linguaggio è una abilità complessa e multicomponenziale (vedi l'articolo Esame clinico del linguaggio: cosa valutare?).
L'afasia è il disturbo neuropsicologico causata dalla perdita acquisita, totale o parziale, del linguaggio conseguente alla lesione di determinate aree cerebrali. La perdita può interessare uno o più componenti del complesso processo di comprensione e produzione (uditiva, verbale, scritta; a livello fonetico, fonologico, semantico-lessicale e sintattico-grammaticale). Per approfondire consiglio la lettura di "Conoscere e rieducare l'afasia" in ricordo della mia docente universitaria Anna Basso che seppur scritto nel 2005 rimane, a mio avviso, molto utile a livello teorico-pratico.

Pertanto la denominazione è solo una componente linguistica. Nel test di Denominazione visiva di Sartori viene chiesto di recuperare verbalmente il nome dei disegni presentati visivamente rispondendo alla domanda "come si chiama?".
Si presentano 64 stimoli figurativi, tratti dalle figure di Snodgrass e Vanderwart (1980):
- 32 sono oggetti inanimati, 32 sono esseri viventi (animali e vegetali);
- ad alta o a bassa frequenza d'uso. 
Per ogni item denominato correttamente viene assegnato un punto per un totale di 64.
Il tempo di somministrazione è di circa 10 minuti.
Il campione normativo è di solo 47 soggetti, neurologicamente indenni con età compresa tra 20 e oltre 70 anni.
Il metodo Statistico di correzione sono la media e deviazione standard per classi ed età sopraindicate.
In un compito di denominazione visiva il paziente può commettere diversi tipi di errori qualitativi da indicare all'interno della relazione e da integrare ai punteggi ottenuti, rappresentativi rispettivamente di diversi deficit cognitivi:
- erorri visivi: sono errori di riconoscimento dell'oggetto a un qualche livello della via percettiva;
- anomie: il soggetto sa cosa sia ma non recupera il nome;
- parafasie fonologiche: il soggetto deforma in fase produttiva la parola attraverso diversi tipi di ricombinazione fonologica;
- parafasie semantiche: il soggetto produce un termine non corretto ma correlato a un qualche livello semantico con il target: sovraordinata, coordinata, subordinata di vario tipo e livello;
- conduites d'approche: tentativi di aggiustamento fonologico progressivo verso il target corretto (da annotare il successo o il fallimento dei vari tentativi);
- circonlocuzioni o giri di parole: tentativi di aggirare l'anomia attraverso descrizioni visuostrutturali o funzionali relative all'item da denominare;
- perseverazioni: il soggetto utilizza gli stessi nomi per definire immagini diverse.
Riferimenti bibliografici
Sartori G., Job R. (1988). The oyster with four legs: a neuropsychological study on the interaxtion of visual and semantic information. Cognitive Neuropsycho/ogy, 5: 105-132.
Sartori G., Job R., Coltheart M. (1992). Visual object processing. Attention and performance, London MIT Press.
Snodgrass J.G., Vanderwart M. (1980). A standardized set of 260 pictures: norms for name agreement, image agreement, familiarity, and vi sua I complexity. Journal of Experimentol Psychology Human Learning and Memory, 6: 174-215.
