Alla fine degli anni Ottanta si è definita la capacità individuale di resistere al declino cognitivo fisiologico o patologico, cioè la riserva. Da allora si è chiarita la distinzione tra riserva cerebrale (Brain Reserve- BR) come modello passivo e riserva cognitiva (Cognitive Reserve - CR) come modello attivo riproponendo la vecchia contrapposizione tra hardware e software cerebrale.

Con Brain Reserve (BR) sono indicate le differenze individuali nell’anatomia cerebrale (principalmente le dimensioni del cervello e il conteggio di neuroni e delle sinapsi) che consentono di fronteggiare il danno neurologico.
Con Cognitive Reserve (CR) si indicano le differenze individuali non nell’anatomia, ma nelle modalità con le quali vengono elaborate le informazioni (fra queste l’efficienza e la flessibilità delle reti neurali). Tali modalità permettono una migliore capacità di far fronte al danno cerebrale. Il concetto di riserva cognitiva nasce dall'osservazione che spesso non esiste una relazione diretta tra l' entità del danno cerebrale e la gravità dei sintomi clinici. Questo modello suggerisce che il cervello tenta attivamente di far fronte ai danni causati dall'età o da una patologia, utilizzando processi cognitivi preesistenti o compensativi. Si presuppone che, anche se due pazienti hanno la stessa quantità di riserva cerebrale, il paziente con più riserva cognitiva,rispetto a quello con minore riserva cognitiva, tollererà più a lungo una lesione anche molto più grave, prima che siano evidenti i segni della compromissione clinica. La riserva cognitiva può essere pensata come il modo flessibile ed efficiente con cui l'individuo utilizza la riserva cerebrale a sua disposizione e resiste alla fisiologica o patologia alterazione dei processi cognitivi.
La variabilità interindividuale della riserva cognitiva sarebbe il risultato del diverso uso delle reti funzionali di connessione a livello cerebrale e non dipenderebbe dal numero di neuroni disponibili come sostenuto dal modello della riserva cerebrale. Non essendo qualcosa di immediatamente tangibile, per «misurare» la riserva cognitiva è necessario ricorrere a variabili qualitative e non quantitative. Quando ci si approccia al suo studio sono incluse variabili di tipo biologico, genetico, ambientale, relative allo stile di vita e le interazioni tra di esse e, soprattutto, non si può prescindere dal ruolo attivo dell' individuo. Riportate qui in tabella:
| Fattori utili all'incremento della RISERVA COGNITIVA | |
| Fattori biologici e genetici |
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| Fattori Ambientali |
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| Stile di vita |
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Per questi fattori l'unico modo per spiegarla è utilizzare un approccio multidimensionale e multifattoriale, che integra fattori eterogenei che hanno effetti sinergici e cumulativi. In quest'ottica negli ultimi anni stanno nascendo vari strumenti in grado di raccogliere il maggior numero cli informazioni possibili per arrivare un giorno a quantificare la riserva cognitiva accumulata dagli individui nel corso della vita. Tra questi strumenti dobbiamo menzionare il questionario italiano CRI-q (The Cognitive Reserve Questionnaire di Nucci, Mapelli e Mondini 2012).
In Italia è stato messo a punto uno strumento che permette di misurare in modo standardizzato la riserva cognitiva di soggetti adulti il Cognitive Reserve Index questionnaire (CRIq) (Nucci et al., 2012). Si tratta di una raccolta di informazioni e di dati relativi all’intera vita adulta di un individuo (dai 18 anni fino al momento attuale). Esso compendia in un unico indice la frequenza con cui è stata esercitata una certa attività svolta rispetto a queste tre principali sezioni:
- CRI-Scuola (numero di anni di scuola frequentati);
- CRI-Lavoro (tipo di professione e durata dell’impiego);
- CRI-TempoLibero (attività extra-lavorative a varia frequenza settimanale, mensile, annuale e fissa).
La somministrazione in ambito clinico del CRIq richiede che l’intervistato abbia le funzioni cognitive sufficientemente integre per poter fare un’analisi obiettiva di tutta la propria vita. Nel caso in cui si tratti di pazienti con deficit cognitivi di memoria o attenzione o con deterioramento cerebrale è possibile che le domande vengano poste ad un familiare.
Il punteggio finale del questionario CRI è la media dei tre indici trasposto su una scala con media 100 e deviazione standard 15, allo stesso modo i sotto-indici delle tre sezioni. In questo modo il punteggio CRI di ciascun soggetto è stimato al netto della sua età.
CRI ............................
| basso - | medio-basso - | medio - | medio-alto - | alto |
| ≤ 70 | 70 : 84 | 85 :114 | 115 : 130 | ≥ 130 |
Tale intervista semistrutturata tradotta in undici lingue è disponibile online sul seguente sito http://cri.psy.unipd.it, oltre agli articoli di riferimento e il foglio di calcolo dell’indice CRI-q.
A mio avviso, l’utilità di calcolo dell’indice di riserva cognitiva riguarda:
- la prevenzione all’invecchiamento patologico,
- la valutazione neuropsicologica,
- l' impostazione di un strumento non farmacologico tra cui i vari interventi che prevedono un approccio psico-sociale (come la stimolazione cognitiva).
Per quanto riguarda la prevenzione coltivare un’alta riserva cognitiva significa poter compensare il danno cerebrale e ritardare la comparsa di sintomatologia cognitiva sia fisiologica che patologica (come nei casi di demenza). In merito alla valutazione neuropsicologica sarebbe auspicabile una correzione dei test neuropsicologici in base anche alla riserva cognitiva, non solo per età e livello di scolarità come avviene al momento. Infine, per la stimolazione cognitiva avere in mente la riserva cognitiva della persona da trattare consentirebbe di impostare un intervento altamente personalizzato e cucito su misura su quella persona in quel momento.
Sarebbe auspicabile utilizzare questo strumento all'interno del protocollo dI valutazione neuropsicologica, in particolar modo se ha una finalità "riabilitativa".
Fonti bibliografiche
Nucci, M., Mapelli, D., & Mondini, S. (2012). The cognitive Reserve Questionnaire (CRIq): a new instrument for measuring the cognitive reserve. Aging clinical and experimental research, 24, 218-126.
Nucci, M., Mondini, S., & Mapelli, D. (2012). Cognitive Reserve Index (CRI). Un questionario per la valutazione della riserva cognitiva. Giornale Italiano di Psicologia, 1, 155-174.
