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I segni e i sintomi clinici: la semeiotica neuropsicologica

Di derivazione greca con il termine semeiotica si intende lo studio dei sintomi e dei segni clinici.

In ambito medico e parallelamente in ambito neuropsicologico la semeiotica deriva dall’ attenta analisi della storia anamnestica, dell'esame obiettivo specialistico, dei reperti di laboratorio ed esami specialistici al fine di formulare una diagnosi appropriata e attendibile.

Per sintomo s’intende una manifestazione soggettiva e riferita dal paziente e/o dal familiare. I sintomi vengono raccolti sia direttamente dal racconto del paziente sia dal colloquio con i familiari.

Per segno s’intende una rilevazione osservata nel paziente. Esso viene rilevato dal neuropsicologo osservando il comportamento, l'eloquio e la postura del paziente sia durante il colloquio che durante la somministrazione delle prove testistiche.

La semeiotica neuropsicologica riporta sintomi e segni emersi durante tutte le fasi della valutazione neuropsicologica (vedi La valutazione neuropsicologica: fasi e obiettivi), partendo dal colloquio neuropsicologico e da un'accurata anamnesi sino alla somministrazione delle batterie testistiche, ma i segni si riconoscono anche cogliendo alcuni comportamenti che si manifestano tra una prova e l'altra o quando il paziente entra o esce dalla stanza di valutazione.

Occorre considerare una serie di comportamenti associati a disturbi di determinate funzioni cognitive da osservare e raccogliere dal racconto del paziente e del familiare che lo accompagna all’ esame neuropsicologico. È importante ascoltare i familiari, o comunque le persone che vivono a stretto contatto con il paziente perché magari il paziente non è consapevole, minimizza le difficoltà cognitive acquisite. In alcuni casi sono proprio loro ad evidenziare la presenza di alcuni sintomi, ad esempio nel comportamento, utili a formulare la diagnosi finale. Nelle fasi di esordio della demenza frontotemporale, ad esempio, i primi sintomi riguardano soprattutto cambiamenti nella sfera del comportamento piuttosto che nell' efficienza cognitiva, a differenza della forma alzheimeriana.


 In sintesi vengono riportati i principali sintomi e segni neuropsicologici da cogliere per funzione cognitiva:

? Disturbi di orientamento: il paziente ha perso i riferimenti temporali, non conosce il giorno, il mese, l'anno e nemmeno la stagione correnti; probabilmente non riesce nemmeno a cogliere i riferimenti che lo aiuterebbero a comprendere il periodo in cui si trova; fatica ad orientarsi all' interno del nuovo spazio ambulatoriale/ ospedaliero quando entra o esce e necessita di essere accompagnato dal familiare.

? Disturbi dell'attenzione: il paziente tende a distrarsi facilmente o perde il filo del discorso; durante la somministrazione delle prove testistiche è necessario richiamarlo alla concentrazione necessaria allo svolgimento di quanto richiesto.

? Disturbi di memoria: il paziente fatica a ricordare anche dati anagrafici di base (ad esempio il numero civico della propria abitazione), tende a ripetere alcune informazioni, durante i test è necessario ricordargli le consegne. Inoltre, in alcuni casi si può osservare la presenza di confabulazioni per lo più di confabulazioni provocate, ovvero il paziente tende a colmare i propri vuoti di memoria cercando di fornire all'interlocutore risposte che abbiano coerenza logica, anche se i contenuti sono privi di fondamento.

? Disturbi delle funzioni esecutive: il comportamento del paziente mostra segni di disinibizione, ad esempio non osserva i turni durante il colloquio sovrapponendosi all' interlocutore. Il linguaggio può essere volgare, non rispettare anche le più elementari convenzioni sociali, può mostrarsi iperattivo o agitato. Nel linguaggio si osservano perseverazioni, così come possono mostrarsi alcune movenze movimenti ripetuti o tic. Si può osservare inoltre una totale mancanza di consapevolezza, di preoccupazione o una totale indifferenza rispetto alla propria condizione clinica. In altri casi il paziente appare, al contrario, completamente abulico, privo di qualunque iniziativa. Pertanto l' eloquio spontaneo appare impoverito, non vi è iniziativa comunicativa, il paziente si limita a rispondere alle domande poste in modo telegrafico. La mimica del volto appare appiattita, così come il tono della voce che risulta monocorde.

? Disturbi del linguaggio: il paziente mostra un linguaggio impoverito, semanticamente e sintatticamente semplificato, il tono appare monocorde e appiattito, si osserva una perdita totale o parziale di prosodia. Sono presenti parafrasie fonemiche, parafrasie semantiche, conduite d'approche (tentativi di autocorrezione al fine di pronunciare la parola bersaglio). Presenza di anomie (difficoltà nel recupero dei termini esatti con cui esprimere un con­cetto) e/ o circonlocuzioni ( ad esempio attraverso la descrizione della funzione dell'oggetto che non si è in grado di denominare, come "il coso dove faccio da mangiare" per "cucina"). Presenza di ecolalie. La comprensione appare compromessa: è necessario ripetere le domande e le consegne per le prove testistiche (in questo caso risulta fondamentale escludere la presenza di problemi neurosensoriali, come l’ipoacusia), oppure la comprensione è preservata solo per brevi ordini.

? Disturbi visuo-spaziali: ad esempio, il paziente tende a mantenere uno sguardo deviato (solitamente verso l'emicampo di destra), la postura rivela uno sbilanciamento verso un lato; osservando l'abbigliamento si possono notare piccole incongruenze, quali, ad esempio, la manica della giacca o della camicia mal infilata oppure le stanghette degli occhiali appoggiate malamente sopra a un orecchio.

In conclusione, la semeiotica neuropsicologica richiede non solo approfondite conoscenze cliniche ma anche abilità di ragionamento logico-deduttivo nel mettere in relazione i vari elementi diagnostici per arrivare a formulare una diagnosi da riportare sul referto finale (vedi Come si scrive una relazione neuropsicologica con esempio allegato). Proprio come farebbe un vero investigatore!